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Può un coniglio capire cosa prova un uomo? Può dargli quell’affetto che da sempre i cani e i gatti danno? Molte persone dimostrano un grande scetticismo riguardo a questo punto e devo dire che anche io non ci credevo fino a che non ho imparato a convivere con Bunny, il mio coniglietto e a scoprire giorno per giorno le sue esigenze e il suo mondo, a comprendere il suo linguaggio affettuoso.

Bunny è parte della nostra famiglia da tre anni.
L’ho preso in un negozio e da subito tra noi è scattato un certo feeling.
Quel piccolo cucciolo di appena due mesi, bianco a macchie nere sul dorso, occhi neri profondi, pauroso come non mai, si divincolava in braccio a chiunque, compreso mio marito.

Sembra strano ma quando fui io a prenderlo in braccio rimase buono per tutto il tempo quasi come si sentisse al sicuro.
E’ stato questo a spingermi a portarlo con me a casa: in un certo qual modo mi sono sentita da subito come la sua mamma.
Non ho mai avuto problemi con lui per quanto riguarda i suoi bisogni: non ha mai sporcato al di fuori della gabbia. Di preferenza ne sporcava un angolino ed è lì che ho posto la lettiera: da questo punto di vista tra noi c’è molta sintonia.

Quello che mi sconcertava era: poteva un coniglio dare lo stesso tipo di affetto che potevano dare i conosciuti animali domestici?
Lo vedevo lì, nella sua gabbia o a scorazzare per lo studio di mio marito, mentre mangiava il fieno, il pellet, la foglia di radicchio (quello di Chioggia naturalmente) o il pezzetto di sedano, oppure tranquillo nella sua cestina: sembrava vivere in un suo mondo, incurante del nostro.
Lo ritenevo un animale a sé stante e un po’ me ne stavo allontanando.

Un giorno si è ammalato (una patologia gastrointestinale) e ho rischiato di perderlo: per tutta una notte sono stata con lui, sul divano a vegliarlo: rimaneva disteso mogio mogio, con la testina appoggiata sulla mia mano.
Grazie al mio veterinario (che io stimo moltissimo) è ritornato sano come prima e vi assicuro che avrei fatto qualsiasi cosa per farlo guarire, pur ancora non comprendendo il suo mondo che per me continuava a rimanere misterioso.

Ma qualcosa stava cambiando. Da quel momento me lo ritrovavo sempre vicino, quasi come una seconda ombra. Ovunque mi spostavo, Bunny era con me. Mi seguiva con lo sguardo, mi capitava vederlo girare intorno alle mie gambe quasi volesse farmi le feste: sembrava diventato un cane. E’ bastato un episodio per me intenso a ricredermi e a dar ragione alle notizie che non solo il mio veterinario mi dava ma anche libri, letture e internet che fino a quel momento avevo solo letto ma senza convinzione.
Ero tornata a casa con uno stato d’animo molto triste. Ero sola perché mio marito era fuori per lavoro o meglio eravamo in casa io e Bunny.

Mi ero distesa sul divano: non l’ho sentito nemmeno arrivare. Me lo sono ritrovato accanto, seduto sulle zampe anteriori: è rimasto lì con me per tutto il tempo: La situazione si era ribaltata: ero io a stare male e lui era accanto a me.

Tra una leccatina e una spintina di musetto sul mio braccio è riuscito a farmi stare meglio.
Ora posso dire che, oltre a mio marito, Bunny è l’unico che riesce ad intuire i miei stati d’animo e a darmi quell’affetto silenzioso fatto di semplici gesti che solo chi vuole bene a questo tipo di animali riesce a capire: ti danno tanto, sono intelligentissimi, socievoli, dolci e non hanno da invidiare nulla agli altri animali.

Non sono pelouche solo da coccolare: hanno una loro personalità e meritano di essere amati e rispettati proprio come loro fanno con noi.

(bunny04)

Protty
Protty è stato un coniglietto vissuto dal 1999 al 2005. Nell'autunno del 2000 - col suo amico umano Roberto e la sua compagna Susina - ha dato vita a un sito Web: protty.it, che negli anni è diventato una community che ha raccolto moltissimi appassionati.

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